“Quando il corpo parla”, quotidiano La Voce di Rovigo

Il sintomo e la malattia sono un evento centrale nella storia di una persona e spesso rappresentano le uniche parti di essa in grado di raccontare qualcosa di più’ profondo.  Ecco perché  le persone spesso resistono alla malattia.  Gli “errori” del corpo sono la via di transito su cui scorre il cambiamento dell’individuo, in Medicina Psicosomatica riteniamo che la malattia  sia  un’occasione trasformativa, di grande cambiamento dell’individuo. In questa  prospettiva ridurre il significato anche  filogenetico della patologia come “sbagli da estirpare il prima possibile” equivale a chiudere la porta in faccia alla vita. Considerare la malattia come una fase di adattamento chiarifica quanto sia essenziale la sua esistenza: essa rappresenta un “momento flessibile”  in cui la salute può ridisegnarsi verso un nuovo equilibrio. Per questo bisogna “essere capaci anche di ammalarsi “. Scrive Nietzsche: la malattia mi sciolse lentamente da questi legami, mi risparmiò ogni rottura. La malattia mi diede diritto al capovolgimento completo delle mie abitudini. Mi fece il regalo di obbligarmi all’immobilità, all’ozio, all’attesa, alla pazienza. La malattia non è mai qualcosa di fortuito che agisce in maniera anonima, essa è una possibilità di reazione che si presenta davanti a noi quando ci troviamo di fronte ad una situazione che ci appare senza via di uscita. Guarire significa darsi nuove norme di vita, non tornare allo stato di salute precedente. L’evoluzione non ha estinto la possibilità di ammalarsi proprio per questo: perché la malattia è utile, è il motore della crescita e dell’evoluzione della coscienza. Nel corso dei secoli passati la guarigione era praticata da guaritori guidati dalla sapienza tradizionale che vedeva nella malattia un disturbo che coinvolgeva non solo il corpo del paziente, ma anche la sua mente, la sua capacità di relazionarsi al cosmo e alle divinità. Accogliete i vostri disagi, essi sgorgano dal profondo della vostra Anima. Budda diceva: nulla se ne va prima di averci insegnato ciò che dobbiamo imparare. Qualsiasi onda emotiva, come viene se ne va, se la lasciamo andare, cosi i dolori dell’Anima. Spesso molti sentimenti fastidiosi si cronicizzano dentro di noi perché non lasciamo spazio alla capacità innata e spontanea dell’Anima, ossia quella di farli fluire come l’acqua, siamo noi che cronicizziamo le sofferenze dentro di noi facendo troppo pieno di ragionamenti, di pensieri, di pianificazioni, di parole che diciamo a noi stessi e che diciamo agli altri. La malattia è il mezzo con cui la Vita ci sta dicendo: mi stai soffocando, ti stai dimenticando di me. La malattia esige di essere ascoltata, di essere accolta, è venuta a raccontarci qualcosa su noi stessi, ci ricorda che siamo esseri viventi e non macchine. Il disagio ci chiede di cambiare direzione. La nostra vita si svolge ora, se noi mettiamo sullo sfondo la nostra Essenza, rinunciamo a vivere un Presente che non ritorna.  L’Anima, per sua natura intrinseca, non ama essere vista, ma non ama essere persa di vista.  Se perdiamo di vista noi stessi, il nostro cammino nella vita diventa un percorso rigido, nel quale non ci concediamo deviazioni, adattamenti. Ricordate che le certezze ci rassicurano, ma limitano la nostra libertà. Dobbiamo allenarci a cambiare il nostro modo di vedere e le cose. Ripetetevi come se fosse un mantra:” io non mi aspetto niente, vado bene cosi come sono con le mie luci e le mie ombre “, nel vado bene cosi come sono la mentalità sta cambiando, non c’è da andare da nessuna parte, non c’è una meta da raggiungere come dice Gothe, c’è soltanto dal cambiare il modo in cui vediamo le cose,  il nostro seme troverà lo spazio per realizzarsi secondo natura e senza sforzo.

    Dott.ssa Fulvianna Furini

Psicologo e Psicoterapeuta RIZA in formazione

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