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EMOZIONI : QUESTE SCONOSCIUTE , I PROCESSI PSICOSOMATICI

Le emozioni sono processi psicocorporei , “onde potenti che invadono “associati a modificazioni psicologiche e fisiologiche, in relazione a stimoli interni o esterni, naturali o appresi. Secondo la maggior parte delle teorie moderne, le emozioni sono un processo multicomponenziale, cioè articolato in più componenti e con un decorso temporale che evolve. In termini evolutivi, la loro principale funzione consiste nel rendere più efficace la reazione dell’individuo a situazioni in cui si rende necessaria una risposta immediata ai fini della sopravvivenza, reazione che non utilizzi cioè processi cognitivi ed elaborazione cosciente. Le emozioni rivestono anche una funzione relazionale (comunicazione agli altri delle proprie reazioni psicofisiologiche) e una funzione autoregolativa (comprensione delle proprie modificazioni psicofisiologiche). Si differenziano quindi dai sentimenti e dagli stati d’animo, anche se questi termini vengono spesso usati indifferentemente nel senso comune. 

I PROCESSI PSICOFISIOLIGICI – PSICOSOMATICI

Secondo la teoria diencefalica di Cannon-Bard , lo stimolo emotigeno, interno o esterno, che può essere un evento, una scena, un’espressione del volto o un particolare tono di voce, viene elaborato in prima istanza dai centri sottocorticali dell’encefalo, in particolare l’amigdala che riceve l’informazione direttamente dai nuclei posteriori del talamo (via talamica o sottocorticale) e provoca una prima reazione autonomica e neuroendocrina con la funzione di mettere in allerta l’organismo, il corpo attira la nostra attenzione con un manifestazione sintomatologica di natura psico-somatica. In questa fase l’emozione determina quindi diverse modificazioni somatiche-somatizzazioni, come ad esempio:

la variazione delle pulsazioni cardiache, l’aumento o la diminuzione della sudorazione, l’accelerazione del ritmo respiratorio, l’aumento o il rilassamento della tensione muscolare; in altre parole tachicardia, extrasistole, alterazione respirazione, sudorazione, lacrimazione, una in-fiamma-zione (cutanea , mucose…), dolori muscolo tensivi (cefalee, fibromialgia, nausea o vomito…). Lo stimolo emotigeno “dovrebbe” contemporaneamente essere inviato dal talamo alle cortecce associative, dove viene elaborato in maniera più lenta ma più raffinata; a questo punto, secondo la valutazione (appraisal) , viene emessa un tipo di risposta considerata più adeguata alla situazione, (in riferimento anche alle “regole di esibizione” che appartengono al proprio ambiente culturale). La Teoria Psocosomatica invece, ritiene che questo processo di somatizzazione possa rimanere “bloccato” alla fase scarica corporea – disturbo psicosomatico che precede l’elaborazione cognitiva-mentalizzazione. La psicoterapia psicosomatica promuove, comprendendo il collegamento simbolico -analogico, ossia di Senso-Significato tra disturbo somatico ed emozione sottostante, funge da promotore, riattivatore di un processo psicoficologico che deve concludersi con il convolgimento delle cortecce associative (associzione emozione-corpo-pensiero). Le emozioni, quindi, inizialmente sono inconsapevoli; solo in un secondo momento noi “proviamo” l’emozione, il corpo si fa carico di mostrarcela. Normalmente l’individuo che prova una emozione diventa cosciente delle proprie modificazioni somatiche (si rende conto di avere le mani sudate, il battito cardiaco accelerato, etc.) ed applica un nome a queste variazioni psicofisiologiche (“paura”, “gioia”, “disgusto”, rabbia-ecc.). In alcuni casi, specialmente per le forti emozioni, si ha comunque un’associazione diretta tra manifestazione fisiologica ed emotiva, senza però sapere se ne sia causa la prima o la seconda. Si possono avere delle reazioni emotive, delle quali però si è inconsapevoli, anche in assenza di modificazioni psicofisiologiche, come è stato proposto dal neuropsicologo Antonio Damasio,che distingue due tipi: emozioni primarie (innate,preorganizzate)e emozioni secondarie (elaborate dall’esperienza), attraverso i circuiti del “come se”.  Si può inoltre avere una reazione psicofisiologica ma non essere in grado di connotarla con una etichetta cognitiva, come nel caso dell’alessitimia, quindi il processo e psicosomatico e bidirezionale psiche-corpo.

Dott.ssa Fulvianna Furini – Riproduzione vietata

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