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“OLTRE LA PAURA”

DEPRESSIONE: DEFINIZIONE, SINTOMI, CURA

“Un giorno la paura busso’ alla porta.
Il coraggio andò ad aprire e non trovo nessuno”.
Martin Luther King

CHE COS’E’ LA DEPRESSIONE?

La depressione è una patologia in continua crescita e consiste in un’alterazione costante del “tono dell’umore”. Cosa fare in caso di Depressione?. Riconoscere la depressione è il primo passo per affrontarla nel modo giusto: non è una condizione passeggera di tristezza, ma un disagio psichico e somatico ben definito, con sintomi clinici e caratteristiche precise . Certamente, la prima cosa da fare sarebbe quella di chiedere aiuto. È importante, infatti, agire fin dalle primissime fasi della malattia per garantire una diagnosi precoce e un intervento tempestivo. Va detto, tuttavia, che chi prova sensazioni di tipo depressivo spesso tende a non cercare aiuto, magari per timore di essere giudicato, per vergogna o per una forma di rifiuto verso questa stessa malattia.

CHE COS’È IL TONO DELL’UMORE E A COSA SERVE?

Immaginate il vostro umore come se fosse un “termostato psichico” che svolge un’importante funzione regolativa.In che senso, vi chiederete? Perché ci consente l’adattamento tra mondo interno ed esterno. Il nostro umore, infatti, si alza quando ci troviamo in situazioni che riteniamo piacevoli e si abbassa in situazioni negative o spiacevoli. L’andamento flessibile del nostro umore è un segnale di salute e benessere.

DEPRESSIONE E PSICOSOMATICA

Al contrario di quanto si potrebbe pensare, la malattia depressiva non interessa solamente la sfera emotiva e l’umore del paziente, ma interessa anche il corpo, influenzando comportamenti e manifestandosi anche con sintomi fisici.

TRISTEZZA E DEPRESSIONE: DA DISTINGUERE

La depressione è una psicopatologia che rientra nella categoria dei disturbi dell’umore, ovvero quelle condizioni in cui il tono dell’umore è alterato al punto da creare profondo disagio e difficoltà nella vita quotidiana, incidendo negativamente anche sulle relazioni sociali e lavorative. In particolare, la depressione si caratterizza per:

  • la persistenza di un profondo umore deflesso,
  •  un senso di tristezza continuo,
  •  una mancanza di senso, una mancanza di fiducia nel futuro e nelle proprie possibilità e dalla convinzione di non poter trovare aiuto da nessuno.

Per distinguere la depressione dalla tristezza (che è un’emozione primaria e quindi necessaria), occorre che queste sensazioni appena descritte non siano episodiche, ma compaiano stabilmente nel tempo.

QUANDO DIVENTA UN DISTURBO?

Nella depressione il tono dell’umore si fissa verso il basso, perde la sua flessibilità e non è più influenzato dagli eventi esterni o interni. 

Nella fase più acuta, le persone sperimentano vissuti di profonda tristezza, sgomento, disperazione, associati alla perdita dello slancio vitale.  Cresce il disinteresse per le normali attività e le persone spesso riferiscono di provare sentimenti di distacco ed inadeguatezza nello svolgere le normali azioni quotidiane. Si sentono svuotate dell’energica psicofisica a loro disposizione, non si riconoscono. Un’affermazione abbastanza tipica è questa: “dottoressa non sono più io, voglio tornare come prima”. Anche la percezione del tempo si modifica: il suo scorrere continuo rallenta, fino a fermarsi, il depresso ha la sensazione che le giornate siano interminabili, che tutto sia fermo, stagnante. Il futuro, appare privo di speranza ed il passato vuoto ed inutile. Occasionalmente, ciascuno di noi può aver sperimentato, anche in parte, questi sentimenti, magari in seguito a problemi, relazionali, familiari, lavorativi, di salute o altri eventi che possono aver coinvolto la nostra sfera emotiva. La difficoltà nasce quando questi sentimenti durano a lungo e sono particolarmente intensi.

DIFFUSIONE DELLA DEPRESSIONE: CONSUMO ANTIDEPRESSIVI

Nel mondo la depressione è uno dei disturbi più diffusi in assoluto. Rispetto al passato, la tendenza sembra in aumento, colpendo persone sempre più giovani. Cresce il consumo di antidepressivi in Italia. E’ quanto emerge dal Focus sul disagio mentale dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, che opera all’interno di Vithali, spin off dell’Università Cattolica, presentato alla vigilia della Giornata mondiale per la salute mentale che si celebra il 10 ottobre 2020. “Oltre alle attività di cura e assistenza – rileva Alessandro Solipaca, direttore scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane – sarà importante attivare delle azioni efficaci nell’ambito della prevenzione.

SINTOMI: COME SI MANIFESTA?

I sintomi con cui la depressione si manifesta possono variare in funzione della forma depressiva che interessa il paziente e della sua gravità, senza contare che potrebbe esservi anche una variabilità soggettiva da individuo a individuo. Ecco alcuni indizi-sintomi per riconoscere questo insidioso disturbo:

La depressione può associarsi ad stati d’ansia e a pensieri suicidi o autolesionisti.

I DISTURBI DELL’UMORE

I disturbi dell’umore (fra i quali è presente la depressione) non comprendono solo le forme strettamente depressive, ma anche quelle maniaco/depressive.Con il termine “depressione” non si indica una sola tipologia di malattia, difatti, esistono diverse forme depressive, ognuna con caratteristiche peculiari. Di seguito, ne verranno elencate alcune:

  • Depressione unipolare o disturbo depressivo maggiore: si tratta di una delle forme più gravi di depressione. I suoi sintomi impediscono lo svolgimento delle normali attività quotidiane (ad esempio, dormire e mangiare), ma anche delle attività che in condizioni normali danno sensazioni positive e piacere.
  • Disturbo distimico o distimia: si tratta di un disturbo caratterizzato da sintomi molto simili a quelli della depressione maggiore, anche se tendono a manifestarsi in maniera più lieve.
  • Disturbi bipolari o patologie maniaco-depressive: si tratta di disturbi caratterizzati dall’alternarsi di stati depressivi a stati maniacali o ipomaniacali. A loro volta, i disturbi bipolari si suddividono in:
    • Disturbo bipolare di tipo I: caratterizzato da almeno un episodio di mania o misto alternato ad episodi depressivi;
    • Disturbo bipolare di tipo II: caratterizzato da stati di ipomania (mai di mania) che si alternano agli episodi depressivi;
    • Disturbo ciclotimico o ciclotimia: ha una durata minima di almeno due anni e si caratterizza per l’alternanza di episodi depressivi di grado da lieve a moderato ed episodi ipomaniacali.
    • Disforia premestruale.

Tutte le forme di depressione con rispettive caratteristiche sono elencate nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), ora arrivato alla sua quinta edizione.

IL DISTURBO DEPRESSIVO PERSISTENTE: UNA DEPRESSIONE LEGGERA MA DURATURA

Fra l’elenco dei disturbi depressivi presenti nel DSM-5 c’è anche il disturbo depressivo persistente (chiamato in passato disturbo distimico): in questo caso i sintomi tipici della depressione sopra elencati sono meno marcati e meno disabilitanti rispetto alla depressione maggiore, però durano di più nel tempo. Il disturbo depressivo persistente si configura quindi come una depressione cronica, che dura da almeno 2 anni.

DEPRESSIONE REATTIVA E DEPRESSIONE ENDOGENA

Per quanto riguarda le cause che innescano la depressione, occorre fare una prima distinzione fra la depressione reattiva e quella endogena. Nella maggior parte dei casi l’innesco di una depressione si trova in un evento infausto: un lutto, un licenziamento senza preavviso, un abbandono traumatico. In questi casi parliamo di depressione reattiva .la malattia insorgere in reazione all’evento accaduto e tendenzialmente passa da sola o con l’aiuto di una psicoterapia di supporto. Quando invece non si è in grado di individuare alcuna causa esterna all’origine della sofferenza, si parla di depressione endogena: quest’ultima, più rara, è anche la forma più grave in quando resistente sia al trattamento farmacologico che psicoterapico.

TRATTAMENTO: COSA FARE?

Il trattamento della depressione dipende da diversi fattori, quali la forma depressiva che colpisce il paziente e la sua gravità. Inoltre, la terapia può essere variata anche in funzione della risposta del paziente allo stesso trattamento. L’approccio terapeutico prevede una terapia di combinazione che associa un trattamento farmacologico ad un trattamento psicoterapico. I farmaci impiegati nel trattamento della depressione sono i cosiddetti farmaci antidepressivi (SSRI, SRNI, triciclici) impiegano almeno 2/3 settimane prima di iniziare a fare effetto e vanno presi seguendo attentamente la prescrizione.

LO SAPEVI CHE…

Nel trattamento di forme lievi, talvolta, si ricorre all’uso di farmaci a base di estratti di iperico (o erba di San Giovanni), una pianta dalle ben note e dimostrate proprietà antidepressive.

L’APPROCCIO PSICOSOMATICO

Occasionalmente, ciascuno di noi può aver sperimentato, anche in parte, questi sentimenti, magari in seguito a problemi, relazionali, familiari, lavorativi, di salute o altri eventi che possono aver coinvolto la nostra sfera emotiva. La difficoltà nasce quando questi sentimenti durano a lungo e sono particolarmente intensi. Fino a qui ho descritto che cosa sia la depressione secondo i criteri diagnostici e descrittivi maggiormente in uso. L’approccio psicosomatico ha una prospettiva differente. Considerando il disagio come forma di comunicazione tra psiche e corpo, ritiene che anche la depressione sia una strategia che l’inconscio utilizza per far arrivare alla persona che ne soffre un preciso messaggio: la vita che sta vivendo non è in sintonia con te, c’è un disadattamento tra mondo interno e mondo esterno e quindi va “spenta”, affinché  la persona possa “rinascere” .

Carl Gustav Jung, uno dei più grandi pensatori che l’occidente abbia avuto, interpretò la depressione come un contenimento di energia incapace di liberarsi, egli tuttavia ne considerava anche la valenza opposta, ossia una fase regressiva che poteva addirittura essere rigenerativa ed arricchente qualora la persona ne avesse colto ed accolto il Senso profondo. La depressione, questo “blocco” come se la vita fosse messa in “pausa” diventa allora il tentativo del nostro cervello di attuare una rinascita, di azzerarci e ripartire.

AFFRONTARE LA PAURA

Renè Magritte, Decalcomanie, 1966.

Mai come in questi mesi ci siamo sentiti persi, smarriti, impauriti. Questo “blocco” psichico e fisico improvviso, questa condizione di “stallo” , che in psicopatologia chiamiamo depressione, ha avuto un impatto enorme sulla nostra salute psichica e somatica. Ha costretto tutti noi a ri-organizzare le nostre vite, cambiando le nostre abitudini e il nostro modo di relazionarci con gli altri. Avere paura è fisiologico, anzi direi che la paura è  necessaria perché ci segnala un pericolo , una minaccia e ci consente di attivare le risposte psicofisiologiche conseguenti favorendo al nostra evoluzione e la nostra crescita. Lo manifestano molto bene i bambini che mano a mano che affrontano le loro paure e crescono, si rafforzano e diventano poi adulti. Il coraggioin realtà, non andrebbe visto come la mancanza di una percezione di paura, ma semplicemente come un superamento della paura stessa, quindi la persona che viene definita coraggiosa non è necessariamente una persona che non ha paura, ma piuttosto una persona che fa in modo di imparare ad andare oltre il muro della paura.

                                                                                               Dr.ssa Fulvianna Furini

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