DEFINIZIONE DI IPNOSI
Possiamo definire l’ipnosi uno “stato di coscienza modificato” della persona, che la coinvolge sia dal punto di vista fisico che psichico e permette di esprimere abilità e situazioni inconsuete. Lo stato di ipnosi è quindi un fenomeno eccezionale, che tuttavia aiuta ad intervenire sul funzionamento delle proprie condizioni fisiche, psichiche e comportamentali con modalità che il soggetto non sarebbe in grado di cogliere attraverso processi cosiddetti abituali.

ORIGINE DELLA PAROLA “IPNOSI”
La parola “ipnosi” nasce verso la prima metà del 1800, grazie a James Braid, medico inglese che ipotizzava possibili similitudini tra le manifestazioni del sonno fisiologico (dal greco “hypnos” sonno) e quelle che avvenivano nello stato di ipnosi, mediante l’uso di magnetizzatori. Tale supposizione è stata successivamente rigettata in quanto, nello stato di ipnosi, emergono aspetti neuro-psico-fisiologici specifici, un rapporto interpersonale e un coinvolgimento di alcune potenzialità mirate del soggetto. Attraverso un tracciato EEG si evidenzia chiaramente che il soggetto non sta assolutamente dormendo ma vige in uno stato meditativo, con particolare cura per l’attenzione focalizzata, il pensiero dominato dal processo primario e la recettività dell’Io. A quel punto, Lo stesso Braid preferì optare per il termine “monoideismo” e non più ipnosi.
La migliore descrizione dello stato ipnotico ci viene fornita dal “Manuale di Ipnosi” di Franco Granone: “S’intende per ipnotismo la possibilità di indurre in un soggetto un particolare stato psicofisico, che permette di influire sulle condizioni psichiche, somatiche e viscerali del soggetto stesso per mezzo del rapporto creatosi tra questi e l’ipnotizzatore”. Pertanto l’ ipnosi è una condizione fortemente contraddistinta da monoideismo plastico, che favorisce ogni tipo di modificazione sulla reattività organica e psichica di una persona. Granone definisce questo processo come la nascita di un incontro intenso e vero tra due persone, che svolgono ruoli diversi: inducente/indotto.

ORIGINE DELLA PRATICA DELL’ IPNOSI
Il fenomeno dell’ipnosi era già conosciuto al tempo degli antichi egizi ma il padre putativo dell’ipnosi moderna è considerato Mesmer (1734-1815). Anche Charcot (1825-1893) sarà considerato fondamentale, per avere introdotto ufficialmente la tecnica ipnotica presso l’Ospedale Psichiatrico più famoso del ‘800: il Salpetriere. Altre figure chiave, hanno permesso un vero e proprio avanzamento negli studi sull’ipnosi e precisamente: E. Casiglia (2015), P. Janet (1859-1947), S. Freud (1856-1939), C. Hull (1884-1952). Citiamo infine Milton Erickson (1901-1980), allievo di Hull. Fu lui a considerare l’ipnosi come “uno stato modificato di funzionamento” attraverso il quale una persona era in grado di raggiungere le risorse ottimali per la risoluzione di un problema. Questo perché l’ipnosi non modifica il vissuto delle persone, ma le sposta da uno stato di consuetudine ad uno stato specifico ottimale, rendendole coscienti degli strumenti necessari per superare ostacoli apparentemente insormontabili, mediante interventi di prassi ed abitudinari.

FASE TERAPEUTICA: APPLICAZIONE DELL’ IPNOSI
L’ ipnosi medica si sviluppa in 5 fasi: preparazione, induzione della trance e relativo approfondimento, suggestione terapeutica ed emersione. Nel dettaglio si elencano successivamente, le descrizioni dei numerosi approcci per favorire il processo di induzione verbale, non verbale ed attraverso tecniche strumentali. Vengono inoltre descritte interessanti stimolazioni (dirette e indirette) per favorire il giusto cambiamento sui disturbi mirati.